Comune di Basiliano

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Le chiesette campestri

All’inesorabile corsa del tempo, che altrove ha cancellato i tanti segni lasciati dal lungo medioevo delle campagne europee, sono sopravvissute le chiesette campestri, testimoni di una religiosità umile legata alla terra e alla comunità d’appartenenza: mete degli antichi percorsi delle rogazioni, ex voto offerte in ringraziamento per la liberazione da una malattia o da un nemico, le chiesette votive raccontano di uomini e di santi, di leggende popolari e di grandi avvenimenti storici, regalando un grandioso affresco della vita di Basiliano e del Friuli.
Dipendenti dalla pieve matrice di Variano fino a pochi secoli fa - con l’eccezione di Orgnano, che apparteneva alla pieve di Pozzuolo del Friuli – le quattro chiesette campestri del territorio di Basiliano affondano le radici in una storia remota, che le vide sorgere nell’alto medioevo su una serie di aree divenute oggi di grande interesse archeologico per i numerosi rinvenimenti di epoca romana.
Vittima innocente delle devastazioni compiute in Friuli, con funzione anti-veneziana, dai Turchi bosniaci sul finire del XV secolo, del violento terremoto che colpì l’intera regione nel 1511 e delle nefaste epidemie di peste, l’architettura delle chiesette risorse più volte dalle macerie uniformandosi, nel corso del ‘500, a uno schema costruttivo fisso, fondato su una pianta rettangolare, una copertura in travi a vista e la facciata, rivolta a occidente, sormontata da un piccolo campanile a vela.
Le frequenti pestilenze resero inoltre obbligatoria la disinfestazione, realizzata tramite numerose intonacature interne a calce viva, che provocarono la scomparsa degli affreschi delle pareti, riscoperti solo recentemente, e oggi visitabili grazie ai lavori di restauro seguiti al disastroso terremoto che colpì il Friuli nel 1976.

chiesetta di san Marco evangelista

A san Marco evangelista è intitolata la chiesetta che incontriamo dirigendoci fuori dal centro di Basiliano in direzione sud, verso Sclaunicco, lungo la strada provinciale 10, e girando a sinistra nella prima stradina sterrata visibile. Macchia bianca nella campagna a poco più di un chilometro dal centro dell’abitato, allineata su un antico cardine della centuriazione, la chiesa poggia le basi sulle fondamenta di un edificio di epoca romana: costruita nel XIII secolo e ampliata dopo le invasioni turche, contiene affreschi risalenti al XIII e XV secolo; di particolare interesse quelli raffiguranti episodi della vita di san Marco, a testimonianza della tradizione secondo la quale fu proprio a lui che Pietro affidò il compito di evangelizzare il Friuli, costituendo un ideale ‘ponte culturale’ tra Alessandria d’Egitto, di cui San Marco sarebbe stato il primo vescovo, e la metropoli alto-adriatica di Aquileia.

Le verità nascoste
L’attuale chiesa di san Marco a Basiliano venne costruita sui resti di una precedente cappella risalente al IX secolo e innalzata sul terreno soprastante un antico cimitero. A sfatare il mito su una presunta sepoltura di San Marco in Friuli, gli scavi compiuti sotto la pianta hanno infatti riportato alla luce ben tre tombe contenenti corredi funebri di epoca longobarda: oltre a guarnizioni di cintura, speroni ageminati in argento, fibbie, piccoli pugnali e pettini in osso, in una delle tombe è stato rinvenuto un corredo ben più prezioso, contenente anche una crocetta in bronzo e resti di tessuto con fili d’oro, probabilmente appartenuto a una persona di rango elevato.

chiesetta di san Pietro apostolo

Usciti da Basiliano, percorrendo la statale Pontebbana in direzione Udine, potrete scorgere alla vostra destra la chiesetta di san Pietro apostolo, isolata su un leggero rilievo nella campagna circostante il borgo rurale di Orgnano, luogo abitato sin dai tempi remoti, come dimostrano i reperti di epoca romana ritrovati nei pressi della costruzione; la prima fondazione della chiesa risalirebbe a poco dopo l’anno Mille quando, costruita in posizione dominante rispetto alla campagna e all’incrocio di antiche vie di passaggio, si crede fungesse da asilo e riparo per viandanti e pellegrini. L’edificio attuale, invece, è datato alla seconda metà del ‘400 e, fino ai primi anni del Novecento, conservava al suo interno un’ancona lignea raffigurante la Madonna col bambino (1498, ora ai Musei civici di Udine), unica opera attribuibile con certezza a Martino da Tolmezzo, fratello del più noto Domenico, indicato invece come probabile autore dell’altare maggiore in legno intagliato che, fino al 1985, ospitava una pala dedicata ai santi Pietro e Paolo ed era ornato da un paliotto: entrambe le opere furono sottratte da ignoti proprio in quell’anno.

chiesetta di san Leonardo

A Variano non vi sarà difficile riconoscere il colle di San Leonardo, in cima a cui sorge l’omonima chiesetta. La data di fondazione dell’edificio è incerta, ma potrebbe risalire addirittura al XIII secolo, ed essere quindi contemporanea al castello medioevale di Spellagallo (derivato,secondo alcuni studi linguistici friulani, dal nome di una pianta, divenuto in seguito soprannome) che venne eretto sul rilievo nel 1288 dai Signori di Villalta.
La chiesetta custodisce interessanti affreschi devozionali risalenti al 1533 e attribuiti a Gian Paolo Thanner, pittore di origine nordica ed estrazione popolare, che nelle chiese friulane lasciò numerose opere, caratterizzate da una marcata linea di contorno, un colorito piatto e un uso inappropriato delle proporzioni, ma gradevoli proprio per l’ingenuità di questo stile narrativo.
Riaffiorato pochi decenni fa in seguito a lavori di ristrutturazione, uno splendido ciclo di affreschi riveste le pareti delle navate e dell’abside: tra i soggetti raffigurati spiccano la Madonna con il bambino tra i santi Sebastiano e Rocco,
tradizionalmente invocati contro le catastrofi naturali e le malattie, san Leonardo, protettore dei prigionieri, e alcune scene tratte dalla Passione di Cristo e culminanti nella Crocifissione in prossimità dell’arco trionfale.

Alla ricerca del castello perduto
Alla storia del castello Spellagallo, fortezza che ebbe poca fortuna e breve durata, si sono aggiunte nei secoli fantasie e leggende, ma ciò che sappiamo ufficialmente è che venne costruito nel 1288 dai Conti di Villalta, illustri feudatari a cui era affidata la giurisdizione di Variano.
Il permesso di edificarlo fu concesso loro dal Patriarca di Aquileia Raimondo della Torre, uomo vendicativo e autoritario, che presto venne a lite con gli stessi Conti e chiese loro di risarcirgli le spese sostenute per la difesa del castello.
Trovandosi senza il denaro sufficiente a saldare il debito, i Conti si videro così crollare sotto gli occhi il castello, raso al suolo dal temibile Patriarca, dopo soli dieci anni di vita (1298); a difesa del colle rimase comunque una possente cortina difensiva, grazie alla quale gli abitanti trovarono scampo alla furia delle scorrerie turche.

chiesetta di santa Maria e sant'Orsola

Uscendo dal centro di Villaorba in direzione Mereto di Tomba imboccherete via Indipendenza: subito dopo il cimitero si staglia in mezzo alla terra rossastra dei campi la chiesetta di santa Maria e sant’Orsola.
Sorta su un sito d’epoca romana, a sud di uno dei decumani meglio conservati della pianura friulana, quello su cui si allineano oggi Gradisca, Pantianicco e Blessano, la chiesa campestre di Villaorba venne costruita nel XIV secolo: intitolata inizialmente a Maria, fu dedicata a sant’Orsola in seguito all’arrivo in paese di un quadro raffigurante la santa, proveniente forse dall’area tedesca, dove la figura di questa vergine gode di particolare devozione. Sulle pareti interne, oltre a lacerti di affreschi tardo trecenteschi, riferibili alla corrente del giottismo padovano (come si evince dalla figura intera di Sant’Antonio Abate, patrono degli animali, soggetto caro ai giotteschi del Trecento), possiamo ammirare al centro della parete sinistra una splendida Madonna col Bambino in trono e affreschi cinquecenteschi con storie legate a Sant’Orsola.