Comune di Basiliano

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Adulto di ifantria su ramo di gelso
Particolare del capo di adulto
Larva matura
Larva in fase di incrisalidamento
Tipici danni da rosure
Filari di gelsi completamente defogliati

Bruco americano

(Hyphantria cunea)

 

Nome: Hyphantria cunea, Drury

Famiglia: Arctidae

Descrizione del fitofago:

Uova : disposte a placche sulla parte inferiore del le foglie in numero di 200-300 per ovatura.

Larve : capo nero, corpo marrone con fasce laterali giallastre ricoperte da lunghi peli bianchi e neri, lunghezza 30-35 mm.

Crisalidi: di colore marrone lucente, lunghe 10-15 mm. In questo stadio l'insetto passa l'inver no nelle screpolature della corteccia.

Adulti : farfalla bianca candida o punteggiata di nero lunga 15-20 mm. con apertura alare di 25-30 mm.

ORIGINE E DIFFUSIONE

Specie di origine nord-americana (Stati Uniti, Canada), è stata introdotta in Europa nei 1940 ed in Italia tra il 1975 e il 1977. Partendo dalla Vai Padana, si è diffusa rapidamente in tutta l'Italia settentrionale e centrale attraverso i mezzi di trasporto causando gravi danni alle latifoglie presenti nelle aree verdi urbane, lungo le strade e le linee ferroviarie.

PIANTE OSPITI

Può attaccare circa 200 specie con netta prevalenza per le latifoglie arboree ed arbustive. Tra quelle che vengono impiegate nelle alberature stradali e nei parchi si ricordano: gelso, aceri, platani, tigli, olmi, ippocastani, frassini, pioppi salici, ecc. (mai le conifere). Fra le piante di interesse agrario si segnalano diversi fruttiferi: melo, pero, noce, susino, vite.

DANNI

Le larve divorano completamente le parti verdi della pianta lasciando solamente le nervature principali delle foglie. Gli eventuali frutti possono subire dei danni a livello dell'epidermide.


CAUSE DI MORTALITA' NATURALI

In natura le popolazioni di ifantria americana sono con tenute sia da fattori abiotici che biotici.

Fattori Abiotici

Le cause abiotiche di mortalità sono rappresentate soprattutto da fattori climatici avversi. Le basse tempera ture ad esempio rallentano fortemente lo sviluppo embrionale. Anche le larve neonate risultano molto sen sibili, per provocarne la morte sono sufficienti tempera ture inferiori ai 20° C o il verificarsi di piogge tempora esche. Per le crisalidi possono risultare letali improvvisi sbalzi di temperatura o prolungati periodi di siccità che portano alla loro disidratazione. I temporali, i venti forti e le temperature inferiori alla media stagionale possono compromettere i voli, limitare gli accoppiamenti e in certi casi provocare anche la morte degli adulti.

Fattori Biotici

I nemici naturali di Hyphantria cunea sono rappresentati da predatori, parassitoidi e microrganismi patogeni. i risultati ottenuti da una recente indagine svolta nei Veneto dai Servizi Fitopatologici Regionali, mettono in evidenza come questi fattori giochino un ruolo importante nei limitare le infestazioni dei fitofago (Marchesini et al., 1997). Tra i predatori sono state osservate diverse specie di ragni e insetti come la crisopa (Chrysoperla carnea Steph.), la forbicina (Forbicula auricularia L.) e le vespe (Vespula vulgaris L.). Anche gli uccelli possono svolgere un'efficace azione di contenimento. Dalle larve e crisalidi di Hyphantria cunea, sono state ottenute diverse specie di parassitoidi:

Imenotteri Icneumonidi: Pimpla instigator F.
Imenotteri Calcidoidei
Eulofidi: Chouioia cunea Yang
Tetrastichomia clisiocampae Ashm.
Pediobius pyrgo Wik.

Pteromalidi: Psychophagus omnivorus Walk.
Dibrachys boarmiae Walk.

Euritomidi: Euritoma verticillata E.

Ditteri Tachinidi: Nemoraea pellucida Meig.
Compsillura concinnata Meig.

Tra i microrganismi patogeni isolati, particolarmente attivi sulle crisalidi svernanti risultano i funghi entomopatogeni: Beauveria bassiana (Balsam.), Beavueria brogniartii (Sacc.), Paecilomyces lilacinus (Thom.), Paecilomyces fumosoroseus (Wize), Paecilomyces farinosus (Holm;Fr.) e Aspergilus sp.; mentre sulle larve il batterio Bacillus thuringiensis Ben, e il Virus della Granulosi (CV).

DIFESA

Meccanica

Tagliare e bruciare i nidi sericei biancastri non appena le larve hanno iniziato la loro attività trofica. Questa operazione va eseguita a partire dalla metà di maggio per le larve della prima generazione e ripetuta a metà agosto per quelle della seconda generazione.

Microbiologica

Per i trattamenti in ambienti pubblici si consiglia l'uso di Bacillus thuringienis (var. Kurstaki) tenendo conto che:

  • è un prodotto a bassa tossicità e rispetta i limitatori naturali;

  • agisce per ingestione, va quindi impiegato quando le larve sono ancora giovani e iniziano a mangiare vorace- mente la vegetazione (circa 20 gg. dopo la schiusura delle uova);

  • è sensibile ai raggi solari per cui è preferibile distribuirlo all'imbrunire;

  • le dosi d'impiego indicate variano da 100 a 300 g/hl a seconda dello stadio di sviluppo delle larve. È importante bagnare bene la vegetazione (10-15 litri di sospensione per pianta a seconda delle dimensioni).

Chimica

Si possono impiegare con buoni risultati i seguenti principi attivi: piretrine naturali, diflubenzuron, tebufenozide, teflubenzuron, piretroidi di sintesi.

Le trappole a ferormoni sessuali rappresentano un valido strumento per rilevare l'andamento dei voli e individuare il momento più opportuno per intervenire.

Ciclo biologico

 Le linee in tabella indicano il periodo di presenza dei diversi stadi di sviluppo

Immagini

Larve mature e pupe di Tetrastichomia clisiocampae
Esiti di una grave infestazione di Ifantria su filare di vite
Nido larvale
Adulti di Tetrastichomia clisiocampae sfarfallati da un'unica crisalide di Ifantria